L'intervento dei maestri d'arte

Circa un secolo fa si praticarono alla "spizzichina" restauri puramente materiali. Eseguendoli però a detrimento e dentolizione parziale delle antiche costruzioni e della torre, da cui si tolsero molti selci per la pavimentazione del cortile. Ciò nonostante rimasero in un posto, in tutto o in parte, alcuni stipidi marmorici insieme a soglie e davanzali, e vennero felicemente conseravate le due finestre di marmo della tore, i cui vani apparivano murati, essendo stati aperti dei nuovi.

Anche l'ubicazione dell'ingresso della cinta non aveva subito variazioni essenziali restando in sito e nella loro integrità le murature più tarde di opera saracinesca, mentre le altre presentavano qualche strappo, e differenti dimensioni del vano del portone: quasi per nulla alterati i muri interni con archi di scarico, la volta della cantina, l'antico vano della grotta.

Questo sommariamente lo stato del casale e della nuovo uso del casale: adibito esclusivamente a masseria, determinò in breve la muratura degli archi verso la Via Cassia per trovare nell'interno una stalla; mentre nel cortile la scala originaria si trasformava in una rampa erbosa, per la quale comodamente transitavano gli asini, carichi di fardelli da riporre al primo piano.

La torre medioevale mozzata e dagli uomini e dal fulmine, è stata coperta con tetto a due falde poste in differenti altezze: nel suo interno, due posticci formavano rispettivamente il pavimento e il soffitto di una cucina e al di sopra si presentava un piccolo granaio fornito di botola, restando utilizzato come magazino i vano del piano terreno, la cui era stata murata, torre , quando nel 1929 l'attuale proprietario Comm Carlo Grazioli ne affidò il rifacimento all'architetto Lorenzo Cesanelli che per oltre 2 anni vi prodigò la sua attività intelligente e laboriosa.

Ci fu la riaperturà del porticato a ponente, previo consolidamento dei pilastri portanti e della pesante volta di copertura, rimise in luce il muro longitudinale del recinto, a cui nel 1600 era stata addossata quella costruzione.

La torre riebbe in breve le sue piccole finestre, riaperte insieme a varie atre verso la Cassia Antica, e la demolizione della rampa tarda (fine del XXVII secolo) restituì tracce della primitiva scala.

 Il ponticello che serve unire la parte di ponente a quella di settentrionale esisteva, quantunque anch’esso in deplorevoli condizioni, così si dovette proseguire al suo completo rifacimento come per il grande ambiente al piano terreno ubicato in angolo ripristinato ora con le sue aperture . Il vano corrispondente a questo, al primo piano, ha conservato le identiche dimensioni, e la notevole caratteristica di unica falda di tetto a copertura: mentre nell’angolo al nord è visibile l’antica cappa di cammino, e si notano sul posto, come negli altri ambienti di abitazione che seguono, gli intonachi antichi.

 Al terreno, a destra dell’ingresso principale, una porticina conduce alla cappella ricavata in un vano rettangolare terminato da abside nel fondo. E con pareti non intonacate che mostrano la vecchia muratura di mattoni.

 La copertura del tetto a due falde è stato interamente rifatta con due pendenze, adoperando parte dei materiali antichi ed aggiungendovi depurazioni tra i fondi delle ossature a vista.

 Un grazioso pavimento in losanghe di terracotta ha in corrispondenza del presbiterio un largo gradino di granito, occupante tutta la larghezza della cappella, ed intorno il pavimento presenta frammenti di antichi marmi e mosaici. Voltando destra, Dinanzi al grande ingresso al cortile, chiuso da un portone di quercia protetta da tettoia di legno, si segue un viale un’ampia curva, fiancheggiato da cipressi e discendente fino alla via cassia, dove si apre un grande cancello moderno, in cui due muri laterali, i pilastri e la copertura di legname si riportano all’ambiente.

Il casale della benzina, che il duce volle onorare in una sua visita, interessandosi compiacendosi dei lavori eseguiti torna così oggi ad essere degnamente restituito alle sue antiche memorie, insieme alla torre sull’alto della quale i bianchi colombi raccolgono verso il tramonto il loro volto; tutto all’intorno, e la pace solenne dei prati verdi, e la gloria luminosa del sole di Roma.